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Chi sono davvero gli armatori italiani?

Un identikit che racconta passato, presente e sfide future della nautica da diporto.

Un’analisi presentata al Salone Nautico di Genova 2025 disegna il profilo di chi vive il mare da protagonista. Età, provenienza, tipologia di imbarcazioni e trend di mercato: numeri che aiutano a capire come cambia il diporto e cosa cercano oggi (e domani) gli armatori italiani.

Un settore maturo ma in trasformazione

Il profilo dell’armatore italiano restituisce l’immagine di un settore maturo. Oltre l’80% ha più di cinquant’anni, con una presenza particolarmente forte nella fascia tra i 60 e i 75: uomini e donne che hanno costruito negli anni una solida relazione con il mare e con le proprie barche.

La componente femminile resta ancora minoritaria – appena il 13% – ma è in crescita e si distingue per un’età mediamente più giovane, segnale che apre prospettive interessanti per il futuro.

Ne emerge un quadro che racconta radici profonde e consolidate e la necessità di un ricambio generazionale: il diporto italiano rimane fortemente legato a un pubblico esperto e affezionato, mentre solo una parte ancora limitata delle nuove generazioni si avvicina a questo mondo.

Le barche più amate: tra passato e presente

L’identikit delle imbarcazioni conferma una predilezione per dimensioni contenute e funzionali: la maggior parte misura tra i 10 e i 12 metri, un formato ideale per vivere il mare con comodità senza rinunciare alla maneggevolezza.

Molte di queste barche appartengono a generazioni costruttive datate: la fascia più rappresentata è quella tra il 2000 e il 2009, mentre oltre un terzo della flotta oggi in uso è stato varato prima del 2000. Le unità più recenti – costruite dopo il 2020 – restano invece una minoranza, meno del 10%.

Interessante anche la distribuzione geografica delle preferenze: al Nord e al Centro è più diffusa la passione per la vela, con armatori che cercano il piacere della navigazione lenta e silenziosa; al Sud e nelle Isole prevale invece la motorizzazione, che copre oltre il 70% delle unità registrate. Due modi diversi di vivere il mare, entrambi espressione della ricchezza e della varietà della cultura nautica italiana.

L’economia del mare: sfide e opportunità

Dietro i numeri sugli armatori c’è una dinamica di mercato che racconta le difficoltà e le rinascite del settore. Dopo il brusco calo delle immatricolazioni tra il 2009 e il 2014 – complice la crisi economica e la cosiddetta “tassa Monti” – il comparto ha saputo rimettere in rotta la propria crescita.

Oggi la nautica italiana registra un fatturato record: 8,6 miliardi di euro nel 2024, confermando il ruolo del nostro Paese come leader mondiale. Tuttavia, le nuove immatricolazioni restano contenute e non raggiungono ancora i livelli pre-crisi.

È un segnale chiaro: il mercato si regge soprattutto sulla solidità degli armatori storici e su una flotta già esistente, mentre l’ingresso di nuove generazioni appare ancora limitato. Allo stesso tempo, proprio qui risiede la sfida e l’opportunità più grande: attrarre un pubblico diverso, più giovane, più attento ai temi della sostenibilità e a un modo di vivere il mare che unisca tradizione e innovazione.

Lo sguardo di Mussini

Per noi di Mussini questi dati sono spunti concreti di riflessione. Raccontano un settore forte delle sue radici, che deve però saper parlare anche a chi il mare lo scopre oggi, con esigenze e sensibilità nuove.

La nostra risposta è sempre la stessa: imbarcazioni artigianali, personalizzate fino ai minimi dettagli, dal design sempre contemporaneo, che sanno interpretare la tradizione senza rinunciare all’innovazione. Barche che trasmettono un’idea di autenticità e di legame profondo con il mare. Così ogni varo diventa un gesto che unisce passato e futuro: il patrimonio di una cultura marinara che appartiene a Portofino e la visione di un diporto capace di attrarre nuove generazioni di armatori. Perché il mare è sempre lo stesso, i modi di viverlo possono però cambiare.

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